lunedì 22 novembre 2010

In giro per negozio - punto di vista della schiava

Finalmente dopo tante mail ci incontriamo, appuntamento in centro, sono emozionantissima, le gambe mi tremano, ti riconosco, mi avvicino e chiedo "Sei tu?"; tu mi rispondi "Laura?" ti sorrido, mi dai la mano e mi tiri a te per un bacio sulla guancia, sento il tuo odore e con esso un brivido lungo la schiena.
Mi accompagni subito in un negozio, chiami la commessa, lei ti vede, mi da uno sguardo e va via per ritornare poco dopo con un lungo vestito nero, con
un'ampia scollatura ed una serie di bottoni sul davanti.
Lo da a te dicendoti "questo dovrebbe andarle bene" e va via, tu prendi il vestito e mi sussurri "ora vai in camerino ti spogli completamente ed indossi questo"
ti guardo stupita e chiedo "in che senso?", non dici nulla, mi fissi soltanto, il tuo sguardo che mi fa gelare il sangue.
Mi dici "hai capito bene, ti spogli..." aggiungi scandendo le lettere, "c o m p l e t a m e n t e" e poi "le tue mutandine ed il tuo reggiseno li devi dare a me".
Timorosa, prendo il vestito ed eseguo gli ordini, vado in camerino mi spoglio ed indosso il vestito, sembra fatto su misura, sul seno stringe abbastanza, tanto da fare un effetto push-up, aderente sui fianchi ed un po largo sotto, mi piace, molto.
L'unica nota strana, per me, è sentirmi nuda sotto, ma i patti erano chiari se accettavo di uscire dovevo ubbidire a tutte le sue richieste ed ormai lo conoscevo (virtualmente) da tanto che potevo fidarmi.
Esco da camerino, tu sei seduto proprio di fronte, mi ordini di girare su me stessa, sento i suoi occhi su di me, sul mio seno, e poi sui miei fianchi, sulle gambe, sul sedere.
A giro completato mi chiedi di avvicinarmi a te, tu sempre seduto, faccio due passi e sono tra le tue gambe.
Mi dici che il vestito è perfetto solo che è troppo abbottonato ed inizi a sbottonare da basso verso l'alto.
Superi il ginocchio e continui a sbottonare fino ad arrivare a metà coscia, ora è come indossare una minigonna.
Finisci di sbottonarmi il vestito e dici "ora devo controllare se hai fatto quello che ti avevo chiesto" e la tua mano s'insinua su tra le mie gambe fino a toccare il mio sesso.
Sorridi con aria compiaciuta e mi fai un complimento che mi fa arrossire dicendomi anche che per ora non ti sto deludendo, ti alzi, mi prendi sotto braccio e ci avviamo.
Saliamo su un tram e mi fai sedere, la gonna cade di lato scoprendo tutte le gambe, sento gli occhi di tutti gli uomini intorno addosso ed anche quello indignato di qualche donna.
Qualche fermata e si scende, entriamo in un negozio di scarpe, scegli le scarpe, dei sandaletti neri modello "schiava", mi fai sedere su una poltroncina ed il commesso, un bel ragazzo giovane, non più di venticinque anni, s'inginocchia di fronte a me per farmele provare, siamo entrambi imbarazzati. Ho le gambe chiuse anche se il megaspacco le mette quasi tutte in mostra, lui visibilmente eccitato per la scena che ha davanti.
Ti guardo e mi fai cenno di allargare la gambe, eseguo, il commesso resta interdetto, il profumo della mia eccitazione lo stordise, faccio finta di niente parlando con te e richiudo le gambe dopo qualche secondo.
Con una scusa, dico che le scarpe non vanno bene, il ragazzo si alza, e va a prendere un altro modello simile per farmelo provare.
Andiamo avanti così per un po, poi quando la mia eccitazione è evidente così come quella del ragazzo me ne fai scegliere un paio ed andiamo.
Fuori dal negozio è oramai buio, facciamo due passi, entriamo in un bar per un caffè, io ho perso quasi tutti i freni inibitori, inizio a provocarti appoggiandomi ad uno sgabello e puntare un ginocchio sulla tua patta, tu mi guardi nella scollatura, i capezzoli ritti per l'eccitazione, paghi i caffè ed usciamo.
Altri due passi e all'incrocio con una vicolo secondario mi prendi sotto braccio e mi conduci dentro fino al primo portone di un palazzo.
Mi blocchi in un angolo e mi dai un lungo e passionale bacio, mente fai questo mi tiri su la gonna, ti sbottoni i pantaloni e mi prendi, mentre sono tua mi baci lungo il collo, mi palpi dovunque, io quasi urlo di piacere ma non posso farmi sentire.
Dopo aver calmato i sensi, ci ricomponiamo ed usciamo dal portone, tu mi ordini di tornare a casa e senza lavarmi fare l'amore con mio marito aggiungendo che mi avresti chiamato nei prossimi giorni per un altro appuntamento.

In giro per negozi - punto di vista del padrone

Ti faccio indossare un vestito estivo di quelli dove posso non farti mettere nulla sotto, di quelli che si abbottonano sul davanti, anche lungo va bene ma devi tenerlo sbottonato fin sopra al ginocchio, diciamo un 15-20 cm sopra al ginocchio.
Si va coi mezzi pubblici, così sedendoti le tue splendide gambe si scoprono dando la possibilità ad altri di poterti ammirare.
Andiamo a comprere delle scarpe, di quelle che ti rimangono il piede nudo e ti fasciano le caviglie.
Scelgo delle magnifiche scarpe per te, chiamo il commesso per darti una mano a calzarle.
Mentre sei seduta lo spacco della gonna sale fino all'inguine, l'eccitato commesso ti fa calzare le scarpe e cerca di sbirciare tra le le tue cosce nude, sta cercando di carpire il colore del pelo della tua figa.
Mentre sono dietro di lui, tu con lo suargdo mi cerchi, un mio cenno e tu docilemte allarghi leggermente le gambe per far godere del tuo fiore chi ti è davanti, fiore che hai scrupolosamente rasato lasciando giusto una piccola strisciolina di riccioli neri come da me ordinato.
Tu diligentemente ubbidisci e mostri le labbra già bagnate dal tuo succo lasciando estasiato il fortunato commesso che si ritrovera la tua passera profumata a pochi centimetri dalla faccia.
Dopo alcuni secondi, sempre dietro mio ordine, chiudi le gambe e via con un'altro paio di scarpe fin quasi a far impazzire il povero commesso.
Andiamo via cercando un nuovo negozio, e principalmente un nuovo commesso, per ripeter il giochino.
Il succo del tuo piacere inizia, oramai, a colare lungo le tue sode cosce, usciamo dall'ultimo negozio e, in un portone di un palazzo isolato, che scopriamo deserto, ti scopo, fregandomene se qualcuno ci vede.
Tu fai sesso con foga, cerchi però, di non fare il minimo rumore e prestando attenzione a non farti scoprire.
ti scopo così, in piedi alzando semplicemente il vestito. Un amplesso carico di impeto, il sudore che cola sui nostri corpi.

Dopo aver scopato usciamo dal portone e ti lasciao con uno splendido bacio ma prima di andar via ti ordino "Tu, adesso torni a casa da
tuo marito e scopi con lui senza farti prima una doccia, si dovrà sentire il mio odore addosso a te".

Schiocchi di lingua

Son venuto a casa tua, non mi aspettavi, ma io sapevo che eri sola e son venuto su.
All'nizio non vuoi farmi entrare ma il mio piede nella porta ti ha obbligato a farmi entrare, i vicini possono sentire il frastuono fuori la porta e potrebbero sbirciare per capire cosa sta succedendo.
Cerchi le parole per dissuadermi dal mio intento, "Daiii ti prego, mio marito tra poco rientra, se ti trova qui, minimo minimo ci ammazza", "Guarda che se non mi fai entrare inizio ad urlare fuori la porta e di sicuro escono i tuoi vicini", a quel punto non puoi far altro che cedere alla mia insistenza, "ok ok, entra", per un attimo ti affaci fuori la porta per vedere se c'è qualcuno in giro, il silenzio regna sul pianerottolo, subito richiudi la porta dietro di te.
Entro, "Apperò, carina lal tua casa, non me la fai vedere?", sbuffando annuisci e inizia a mostrarmi la tua magione.
"Ok, qui c'è il salone, la cucina", mi inizi a mostrare le varie camere, "e questo? questo è il famoso divano?" ho esclamanto quando o visto il divano nel salone, "quello dove tu ed il tuo maritino ...", "carina la tua casa", continui a farmi vedere la tua casa "camera del bimbo, studio, bagno e camera da letto".

Andiamo direttamente in camera da letto, non voglio perdere tempo" dico secco.
"a far cosa", domandi, "voglio curiosare nei tuoi cassetti dell'intimo".
Entro nella tua camera ma tu mi trattieni per una mano e mi chiedi, quasi implorando di accomodarmi sul divano, in salone.
"Fatti guardare, fai un giro su te stessa" ti chiedo, sbuffando acconsenti al mio volere,"Uffà, ecco contento?", mentre me ne sto ad ammirare il tuo magnifico fondoschiena mi scappa un "che culo", e subito ti arriva schiaffo sul culo, sciaff, sei fantastica con quella vestaglia nera addosso.
"Ahi", il mio schiaffo inaspettato ti fa saltare.
Mi sposto in salone, "vuoi bere qualcosa?" mi dici, malvolentieri ti seguo e, mentre mi accomodo, "qui sarà più comodo per me, ho in mente certe cosette che vorrei fare con te", Fare cosa?" mi chiedi allarmata.
"Fare cosa? certo che di cose da fare con una puttanella come te ne ho parecchie".
Messomi comodo rispondo alla tua richiesta di bere qualche cosa "Ovviamente io non bevo da solo", mi offri un rum, un Pampero.
Chiedo un jack daniels, quando ti vedo arrivare ti rimprovero a causa del bicchiere, "se tu per per far apprezzare meglio la tua sensualità il tuo fascino sei vestita così è perché così esalti tutto il tuo corpo, ed io il jack daniels lo voglio nel bicchiere giusto, in un tumbler", aggiungo poi, rincarando la dose, "a volte non so se lo fai apposta, sai che se sbagli devi essere puinita?".
Mi guardi un pò intimorita, "forza in ginocchio sul divano!", non riesci a capire se sto scherzando o faccio sul serio, "MUOVITI!!".
Questo ordine secco e perentorio ti fa capire che faccio seriamente, ti inginocchi sul divano ed aspetti.
"Brava, ferma così, mani in avanti", nel corridoio ho notato dei fiori secchi in un vaso, mi alzo e vado a vedere, "ecco, questo stelo lungo ed elastico dovrebbe andare più che bene".
Ritorno nel salone, sei ancora ferma lì ad aspettare, swish-swish, lo stelo fischiava nell'aria, "per far c-co-cosa? Nooo ti prego", "ferma! Rimani ferma o sarà peggio per te", alzo la vestaglia, il tuo culo è un magnifico panorama, ti abbasso le mutandine, "sai, non vorrei che si rovinassero mentre ti colpisco" - mi implori di fare piano - le abbasso fino alle ginocchia, "certo che hai un culo splendido", !prima di incominciare debbo fare però una cosa" aggiungo, "c cosa?", non fai a tempo a pronunciare altro che la mia lingua era già sul tuo sesso.
"Oooohhh" sento i tuoi gemiti di piacere, il piacere che provi ti fa inarcare la schiena, la tua fighetta, già bella bagnata, mordicchio le carnose labbra, "porca zozza, ma sei già un lago, qui ci vorrebbe ben altro ma ora il tempo non c'è", "è colpa tua" accenni in un rimprovero nei miei confronti, "ferma forza!", swish, il primo colpo arriva a segno senza che tu te ne renda conto, "AHHHIIII", swish, "ahi ahia", ne seguiono a raffica altri, swish-swish-swish.
"Nooo, basta", i segni iniziano rigare le tue natiche, "ti prego basta, faccio tutto quello che desideri", "vediamo se capisci al volo quello che desidero, io ora mi siedo sul divano e tu...", tiri su le mutandine, pian piano, per rimetterle sulle natiche arrossate.
Rimango ad aspettare le tue mosse, voglio proprio vedere se hai capito cosa voglio.
Ti metti in ginocchio tra le mie gambe, sbottoni il pantalone ed in pochi attimi il mio membro è libero, lo prendi in mano, che magnifica sensazione le tue dita, la mia mano ti spinge la tua testa tra le mie gambe, per un pò opponi resistenza, ti tio con froza a me, ti ritrovi il mio cazzo sulle labbra, la cappella che sbatte sul tuo naso.
Tamburello con la punta sulle tue labbra, non resisti, hai aperto la bocca e tirato fuori la lingua, lo spingo tutto nella tua bocca,
"certo che ci sai fare con la bocca, fa schioccare le labbra dai" ti ordino mentre il cazzo esce dalla tua bocca, "come fosse un delizioso e fresco calippo che ti rinfresca la bocca."
La tua bocca si richiude di nuovo sulò mio sesso, per poi tirarlo fuori con uno "schiock", la mia mano che ti guida, te lo spingo tutto in gola, le tue mani accarezzano le palle, ti ordino di farmi venire dentro la tua.
Non vuoi opponi resistenza e mi fai capire che non vuoi con cenni decisi del capo. Stringi i pugni per cercare di resistere agli ordini.
"Fammi venire dentro di te, nella tua bocca, solo se lo fai vado via e tuo marito non mi trova qui, dentro casa con te, così combinata".
Ancora sciock, i suoni secchi del mio membro che esce dalla tua bocca. Continui frenetica, sento pulsare il mio cazzo,la cappella mi sta scoppiando.
Ti afferro per i capelli e ti tengo ferma con la bocca sul cazzo "vengo, non fermato puttanellaaaaaaaa, vaiiiii, cosììììììì", sento i tuoi mugulii di piacere, fiotti del mio seme ti riepirono la gola.
Non ti lascio andare, ingoi tutto, non fai in tempo a staccarti da me che, senza pensarci su ti bacio.
I nostri sapori che si mischiavano, un bacio lungo ed appassionato che sembra non finire mai.
Dopo quel bacio, in silenzio senza dire nulla, mi riallaccio il pantalone e ti lascio, ancora seduta sul divano.
"Buona notte mia docile schiavetta", ripercorro il corridoio.
Apro la porta e, senza girarmi la chiudo alle mie spalle.

Ti Voglio

Ho voglia di te

Entro nel palazzo di corsa, percorro l'androne e mi infilo nell'ascensore, il cuore in gola il sangue che pulsa nelle tempie, "Ti voglio, uff.. quest'ascensore è lentissimo, per fare tre piani ci mette un'eternità ed io non vedo l'ora di vedere il mio padrone. La prossima volta salgo a piedi".
L'ascensore lentamente si ferma al piano e percorro quei pochi metri che mi dividono da lui.
Busso alla sua porta. Driin-Driiinn, silenzio, interminabile, poi da dietro la porta sento i suoi passi. Sono felice, c'è, lo posso abbracciare, posso stringermi a lui.
La porta si apre davanti a me, è lui, mi fissa "cosa ci fai qui?" mi dice con un pò di meraviglia nella voce.
"Ti voglio!" ribatto io ed entro. Ti tiro per un braccio e spingo la porta perché si chiuda.
Mi guardi esterefatto della mia intraprendenza, lascio sfilare il soprabito che cade a terra, mi stringo a te, ti bacio sulle labbra, i mie occhi nei tuoi, sei immobile, mi fissi senza fare alcun movimento.
Stavolta sono io che conduco il gioco e ti porto nella camera da letto.
"Oggi sei mio" ti dico con un sorriso malizioso, mi guardi sorridendo, ti spingo sul letto e tu ti lasci andare giù.
Mi siedo accanto a te e ti bacio ancora, le tue labbra mi attirano come miele, la mano che accarezza le guance, il sentire sotto i polpastrelli la barba incolta.
Lingue si intrecciano, sento salire un fuoco dentro di me, le tue mani iniziano acarezzarmi la schiena, "no!", ti fermo, mi guardi interdetto ma oggi sono io che comando.
"Oggi sei mio", prendo i foulard che avevo in borsa e lego prima un braccio, poi l'altro alla testiera del letto, mi lasci fare, solo un accenno di reazione quando stringo un pò troppo attorno ai tuoi polsi, "shhhhh!" ti redarguisco mettendo il dito indice sulla tua bocca
Sbottono la tua camica e scopro il tuo petto, le mie unghie segnano il tuo torace , non con forza, non vorrei farti male, altrimenti dopo ne pagerei le conseguenze, ne sono certa, ma quel tanto da vedere arrossare la pelle, mi soffermo sui capezzoli, li stuzzico un pò, si induriscono, li pizzico, un piccolo segno del piacere che ti sta prendedo, bocca che si spinge a baciarli, a succiarli, lingua che ci gioca, li titilla, inizia muoverti eccitato.
Sei ancora semi libero, non voglio che tu lo sia. Ma prima ti tolgo il pantalone ed i boxer, il tuo membro si sta già ingrossando ed ho una irrefrenabile voglia di prenderlo tra le labbra, debbo trattenermi, altri due foulard e lego pure le tue gambe.
"Ora si che sei mio".
Mi fermo, "via le scarpe", volano dall'altra parte della stanza,salgo sul letto, mi ammiri dal basso verso l'alto, ti domino stavolta. Puoi vedere le calze ed il reggicalze sotto la gonna corta.
Inizio un lento spogliarello, sbottono la camicetta, la lascio aperta per alcuni secondi mentre col piede ti massaggio il cazzo, lo voglio duro come piace a me.
La tolgo, tolgo anche la gonna, rimango in intimo mentre mi tocco, la mano negli slip a toccare il mio piacere mentre tu mi guardi, i miei occhi nei tuoi.
Le mie dita cercano il clitoride, lo trovano ed iniziano un piacevole massaggio, il calore tra le cosce aumenta sempre più, un dito corre lungo le labbra, sono bagnata.
Il tuo membro è quasi al massimo dell'eccitazione, lo vedo pulsare mentre mi masturbo.
mi spoglio completamente, solo le calze ed il reggicalze rimangono a coprire il mio corpo, scendo e mi siedo accanto a te, ti accarezzo, le mie mani sulle tue gambe, sul tuo torace, non dici una parola, mi guardi soltanto, non ti aspettavi che il gioco lo conducessi io.
Oggi voglio essere io la padrona, e tu sei il mio schiavo. mi piace accarezzare la tua pelle, sentire il profumo della tua pelle. Ti bacio, ti bacio sulle labbra, non puoi muoverti, non puoi rifiutare, le schiudi leggermente, ti lasci baciare, le nostre lingue si intrecciano, il mio seno che si appoggia a te, senti il suo calore, i capezzoli ritti, mi piace strusciare i capezzoli sul tuo corpo, come una gatta in calore. Scendo a baciarti sul collo, mi piace il tuo profumo di maschio, altri baci, con la lingua stuzzico i tuoi capezzoli, ti lecco, scendo verso il tuo ventre, mi avvicino alla fonte del tuo piacere e....

Laura

Laura


Ecco cosa scrive Laura del suo SignorE.

Usata come l'ultima delle puttane, goduta come una cagna in calore.
Punita come schiava impertinente.
Coccolata come l'unica delle amanti. SignorE ha giocato con me, con la mia mente. L'emozione, nel rivedermi è stata forte. Grazie.
Grazie ancora SignorE per i doni che mi fai.

venerdì 15 ottobre 2010

buongiorno

Profumo di fresco, la stanza è silenziosa
tu ancora dormi, languida sul letto sfatto,
Ai polsi ed alle caviglie ancora i segni di corde,
quelle corde che ti hanno legata al tuo SignorE.
Sulla pelle segni arrossati, ricordo di una notte intensa
i capezzoli ancora stretti nelle morse di snip gioiello.
I tuoi capelli arruffati adornano uil tuo viso che
mollemente riposa sul morbido cuscino.
Un rosebud, gioiello finemente lavorato orna il tuo morbido culo
rendendo il tuo sesso ancora più prezioso.
Sul cuscino, accanto a te, è adagiato uno splendido fiore.
Suoni indistinti arrivano dalla finestra semiaperta.
Lentamente ti risvegli da quel sogno che ti ha reso felice.
Il tuo sguardo si gira alla ricerca di chi è il tuo SignorE.
Al suo posto un biglietto ed un fiore,
allunghi la mano e li prendi, il profumo è intenso,
leggi le poche righe che son scritti sul foglio,
Sorridi felice a quelle parole.
è il tuo SignorE.
Ti scrive...


"buongiorno, mia Orchidea".

SignorE.

giovedì 14 ottobre 2010

buongiorno

La pelle che brucia ancora, graffi e sudore,
stanotte la frusta ha fatto bene il suo mestiere,
gambe e braccia indolenzite,
ricordo di corde che stringevano il tuo corpo,.
Essenza di patchouli oramai sbiadito,
sostituito dal profumo della nostra passione.
Luce che taglia la stanza buia come lama di coltello
Il tuo corpo languido giace tra le lenzuola sfatte,
morbida sirena che riposa ebbra delle sue emozioni.
Mani che hanno sfiorato, mani che hanno accarezzato,
mani che hanno violato il tuoi intimi segreti,
mani che sanno tutto di te, mani che vuoi ti prendano.
Inquieta, nel tuo sonno oramai lontano,
ti risvegli sorridente,sai che il tuo SignorE. è li con te.
Lo cerchi, lo trovi, è accanto a te.
Ne senti calmo il respiro, ti riempi del suo profumo,
carezzi il suo corpo caldo accanto a te,
lentamente giri lo sguardo verso di lui,
le sue labbra che baciano il tuo seno e..

"Buongiorno mio splendido diamante".

mercoledì 13 ottobre 2010

buongiorno

Un lieve alito di vento carezza il tuo corpo ancora sfatto.
L'afa mattutina non allevia le tue membra.
La notte è stata lunga ed intensa,
sulle tue gambe ancora i segni delle corde,
corde che ti tenevano legata a me, il tuo Signore.
Vividi ancora i segni del frustino sulle tue natiche morbide.
I capezzoli ancora ritti e doloranti rinchiusi ancora in quei piccoli morsetti,
la catenella che li lega assieme e che si congiunge al tuo collare.
Sei mia, ecco cosa sei, sei la mia dolce schiava.
Nella stanza ancora intenso è il profumo del tuo corpo,
il profumo del tuo sesso, sapore di femmina.
Ti guardo rimanendo seduto in penombra,
ed i miei pensieri vagano nei ricordi.
Lentamente ti giri ed apri gli occhi,
ti guardi intorno e quando mi vedi
un sorriso compare sulle tue labbra.
"buongiorno mia dolcissima puttanella!"

SignorE. (Enrico Cercatore)

martedì 12 ottobre 2010

buongiorno

La stanza è ancora buia,
nessun rumore si sente.
Odore sterile, di bucato.
Un lieve alito di vento è l'unico respiro,
il letto ancora intatto.
I miei pensieri vagano alla ricerca di immagini,
frammenti di ricordi esplodono come lampi,
poi ritorna il buio, ritorna il silenzio.
Ti ho aspettata invano,
il tuo corpo caldo, forte e fragile
non ha riempito quelle lenzuola.
Non ci sei stavolta,
non sei presente per il tuo Signore.
Chissà...

"Buongiorno alla puttanella che non c'è"

lunedì 11 ottobre 2010

buongiorno

Corde che stringono ma non fanno male.
Corpo sudato, sul culo i segni del "cane".
Mugolii di piacere ad ogni carezza.
Lacrime di dolore ad ogni colpo.
Carne che freme ad ogni lieve contatto.
I capezzoli ritti che fanno male.
Ghiaccio che scorre tra le labbra del tuo sesso,
brividi intensi, la notte è lunga per te, stanotte.
Profumi di corpi ammantati di passione.
Tu, schiava, ti lasci condurre
oltre inimmaginabili orizzonti di emozioni,
donando la tua mente al tuo Signore.
La notte di avvinghia coi suoi artigli
inghiottendo i tuoi pensieri.
Il tuo Signore è lì con te e non hai paura.
Calma ti lasci avvolgere dall'oscurità dei sogni.
Al tuo risveglio sai che Lui ci sarà,
sai che avrai il tuo dolce e agognato..

"Buongiorno mia docile schiava"


SignorE. (enrico cercatore)

domenica 10 ottobre 2010

buongiorno

Nuvole cariche di pioggia, lampi di luce,
tende si agitano convulse in balia del vento.
Lingue di aria fredda leccano il tuo corpo nudo,
brividi percorrono le tue membra sfatte.
Intenso il profumo di pioggia invade la stanza,
mischiandosi al tuo odore di femmina sublime.
Segni di corde coprono la tua schiena nuda.
Sui morbidi seni son ritti i tuoi capezzoli.
Un brivido percorre tutto il tuo corpo,
cerchi calore in chi è vicino a te abbracciandolo.
Senti calmo il suo respiro,
senti le sue braccia che ti stringono protettive.
Un lampo di luce illumina a giorno la buia stanza,
sussulti all'improvviso frastuono del tuono seguente.
Le unghie che affondano nella sua carne,
"Shhh!!! riposa piccola", è calma la voce del tuo Signore,
apri gli occhi e lo guardi,
"buongiorno mio Signore"

SignorE. (enrico cercatore)

sabato 9 ottobre 2010

buongiorno

Le mie mani sul tuo ventre, gocce di sudore,
profumo di un corpo voglioso di passione.
Corde che stringono, schiocchi di frusta,
carne che si arrossa, gemiti del tuo piacere,
unghie che affondano nella pelle, gemiti del mio dolore.
Buio che ci nasconde ai nostri sguardi,
buio che amplifica i nostri sensi, la nostra voglia.
Il tempo scorre come sabbia tra le dita mentre
ci abbandoniamo alle nostre emozioni.
Tempo che ci culla e ci porta in un sonno ristoratore.
La fresca brezza della mattina
ci accarezza come una mano materna
e ci saluta con un sorriso del sole che sorge.
I tuoi occhi nei miei, un angolo della bocca che sale
in un gesto inconfondibile.
"Buongiorno, mio tesoro"

SignorE. (enrico cercatore)

Chissà!

Sono arrivato al ristorante verso le nove, la sala non è molto piena, mi accomodo ad un tavolo in un angolo, da qui posso controllare tutta la sala.
Ironia della sorte, il ristorante si chiama Mandrillo. Ordino con calma ed aspetto, mi guardo intorno cercando di notare qualche particolare che mi consenta di riconoscerti.
Ti ho avvisato qualche giorno fa che sarei venuto a Padova per lavoro e ti ho lascito tutti i riferimenti affinché tu potessi trovarmi.
Arrivano un paio di coppie, si vanno a sedere a dei tavoli distanti da me, di certo non sei tu, sono due ragazze giovani, troppo giovani, tra l'altro una è bionda e l'altra ha i capelli rosso tiziano. Il locale s’inizia ad animare, il via vai dei camerieri aumenta, uno mi porta acqua ed una bottiglia di vino rosso, ordino un primo, mi chiede se ho già scelto cosa prendere per secondo, "non ancora, dopo!", ringrazia e va via con l'ordinazione. Una comitiva di ragazzi, "no di sicuro non è tra di loro", sorseggio un po’ di vino, mentre aspetto che mi portino la cena mi metto tranquillamente a leggere dei documenti che ho portato con me, alzo lo sguardo di tanto in tanto per controllare la situazione.
"Chissà se verrà, e se mai si farà vedere, che poi nemmeno è certo che io la riconosca", penso tra me e me, annoto degli appunti sui documenti, arriva un'altra coppia, sui quaranta, almeno credo, lui di aspetto molto giovanile, "bella, potrebbe essere Laura, l'altezza suppergiù è quella che mi ha detto, potrebbe essere lei", cerco qualche segno, qualche ammiccamento, ma nulla. Arriva il cameriere col primo, distrattamente inizio a mangiare. Lo sguardo ogni tanto si alza a controllare la sala, per qualche istante passo dalla cena ai miei documenti, alcune frasi colpiscono la mia attenzione ed inizio a leggere con interesse, mi distraggo e non vedo chi arriva nel locale. Passano i minuti, non me ne rendo conto, quando alzo lo sguardo, c'è una bellissima donna a cena con il proprio uomo ad un tavolo proprio di fronte a me. "Bella, davvero bella", la squadro da capo a piedi, da quello che vedo, è vestita davvero bene, deve avere indosso una gonna non molto lunga, noto delle gran belle gambe, sopra indossa una camicetta che mostra uno splendido decolleté. La guardo, la fisso, anche lei lo fa, mi fissa per un istante poi abbassa lo sguardo, inizia a parlare con la persona che è al tavolo con lei, ritorno a mangiare. Il cameriere va al suo tavolo a prendere le ordinazioni. Si rigira di nuovo verso di me, "sarà un caso, bah!", ordino il secondo e mentre aspetto inizio a guardarla con attenzione, "che strano? Sta di nuovo guardando dalla mia parte", la riguardo pure io.
Impacciata dal mio sguardo, guarda altrove ed inizia a parlare con chi le è al fianco. La serata va avanti con tutta una serie di incrociarsi dei nostri sguardi, mi sono fissato a guardare le sue mani, porta un anello al pollice ma non ci presto attenzione più di tanto, è brava a non far accorgere al suo compagno di questi continui sguardi verso di me.
Il tempo passa e la cena, sia mia che loro arriva quasi alla fine, ad un tratto lei sussurra qualcosa e si alza, "splendida".
Ha una gonna lunga al ginocchio con uno spacco abbastanza profondo che sale lungo una coscia, le calze fasciano un magnifico paio di gambe.
Ha delle scarpe con tacco abbastanza pronunciato, la fanno sembrare davvero molto alta, si incammina verso il bagno.
Si avvicina sempre di più, non riesco a non fissarla, anche lei fa altrettanto.
I nostri sguardi sembrano attrarsi come una forza magnetica.
Si avvicina è la sua camminata sembra ai miei occhi molto sensuale.
La sto a guardare da capo a piedi, la mano, la mano sinistra, con quell'anello all'indice colpisce la mia attenzione, è molto particolare, ci sono delle pietre rosse disposte su più file.
"Ma io l'ho già visto quell'anello", presto attenzione anche all'altra mano.
"Ecco dove avevo visto l'anello indossato al pollice, su una foto di Laura".
Vado alla ricerca di qualche altro particolare, lo trovo, indossa una collana molto particolare, con il laccio in cuoio e un ciondolo composto da tanti cerchi.
"Certo! È lei, è Laura!"
Sorrido. Un sorriso a trentadue denti. I capezzoli sotto la camicetta spingono con forza, qualcosa mi dice che ti ho beccata, alla fine sei venuta, sapevo che la tua curiosità ti avrebbe portata a venire a vedermi.
Quando arrivi vicino a me, sussurro "Laura? Ciao".
Ricambi il mio sorriso e mi superi andando in bagno.
"Ti ho trovata, finalmente ho visto il tuo viso, sei fantastica, una vera dea”, rimango estasiato a guardarti.
Non posso guardarti troppo, "Oliver potrebbe accorgersene!" mi giro ma sono troppo felice.
La sala è praticamente vuota, siamo rimasti solo noi. Ordino al cameriere un ammazzacaffè; mi giro verso Oliver, oramai so che è lui, è tuo marito, gli sorrido, mi viene spontaneo.
"Posso offrirle un ammazzacaffè, le va?", mi guarda perplesso, "oggi è stato un giorno molto fortunato per me" aggiungo.
"Grazie, volentieri, allora non posso rifiutare" risponde.
Il cameriere porta l'amaro ad entrambi, brindiamo a distanza. Intanto tu esci dal bagno e raggiungi tuo marito. Non riesci a capire cosa sia successo, Oliver ti dice che gli è stato offerto un amaro da parte mia perché festeggio un giorno fortunato.
Sorridi a tuo marito e ricambi il sorriso anche verso di me, sappiamo entrambi quale sia stata questa fortuna. Il cameriere vi porta il conto e vi preparata ad andare, vengo salutato da tuo marito e saluto pure io mentre chiedo il conto, tu aspetti qualche istante, fai in modo che tuo marito si avvii, e... ti giri per l'ultima volta verso di me, hai un viso radioso, leggero sorriso, porto la mano alle labbra e ti lancio un bacio, i tuoi occhi s’illuminano di gioia e sorridi, sei felice, mi saluti anche tu con un bacio e vai via.
Il cameriere che mi ha portato il conto nota la scena, "gran bella donna eh! certo che lei ci deve saper fare con le donne!".
Con aria distratta gli rispondo, "nooo, la conosco, è la mia schiava".
Pago lasciando una lauta mancia, esco anch’io dal locale, mi avvio verso l'albergo, stanotte credo che dormirò davvero bene.


Passano pochi istanti, avrò fatto si e no 200 metri quando sento una voce chiamare, "scusi, scusi", in un primo momento manco presto attenzione a quella voce che sta chiamando, non mi giro e proseguo per la mia strada. La voce si fa più vicina, sento una persona affannare e chiamare, mi giro, è uno dei camerieri, mi fermo incuriosito a guardarlo, arriva tutto trafelato e, riprendendo fiato, mi consegna un biglietto, "una signora le ha lasciato questo, stavamo dimenticando di consegnarglielo. Ci scusi".
Sorrido e, prendendo il biglietto dalle sue mani, sorrido e lo ringrazio.

A Pranzo insieme.

Ti ho vista sotto casa stamattina, sei bellissima con quel tuo tallier rosa corallo, ti fa ancora più sexy. Vederti mentre entravi in macchina, con quella gonna corta, che sale su vertiginosamente mentre ti accomodi al posto di guaida mette i brividi- Ho deciso, ti invio un sms, ti voglio a pranzo con me.
Il tempo non passa mai, aspetto con anzia che si facciano almeno le 11.
"Ti vengo a prendere per ora di pranzo, andremo al Café Mirò, 13 in punto mi raccomando, Il tuo padrone".
So già che se non risponderai sarà un assenso, comunque arriva il tuo sms di risposta, coinciso al massimo, "ok". La cosa non può che farmi piacere.
Attendo con impazienza lo scorrere dei minuti che ci separano. La giornata è calda, i primi caldi si fanno sentire, tra qualche settimana sarà il tuo compleanno, spero di essere qui per farti un bel regalo, chissà.
Arrivo sotto il tuo uffico in anticipo di parecchi minuti, pazienza, avrò il tempo di trovare un posto dove parcheggiare.
Mi siedo sul cofano della macchina mentre ti aspetto, il calore del sole non è ancora così intenso da dare fastidio, anzi è un piacevole tepore che accarezza la pelle, mi ricorda il calore intenso del tuo corpo quando nuda mi abbracci.
Nervosamente guardo in continuazione l'orologio, l'ora arriva, inizio a vedere le prime persone uscire da tuo ufficio, non mi fai aspettare tanto, ti giri intorno nervosa per vedere dove sono appena mi scorgi, salgo in macchina per non farti imbarazzare con le tue colleghe, appena arrivi alla macchina rapida ti guardi indietro per vedere se sono già uscite, no, ancora non si vedono. Tiri un sospiro di sollievo e veloce sali in macchina, "vai, prima che quelle arpie mi vedano, sai che sparlano sempre", veloce parto in diresione di via Cavazzana, la percorriamo tranquillamente e tu ti rilassi un pò, "togliti gli slip, voglio sentire il tuo profumo. Ora", mi guardi stupita da quella richiesta, "ma sei matto?", mi dici interdetta. "No, ho voglia di sentire il tuo profumo, ma guidando non posso distrarmi, quindi ti togli gli slip e me li dai, così posso ".
Rimani perpelessa un pò, "Dai! non abbiamo molto tempo" incalzo io. La macchina già ha imboccato via Niccolò Orsini, dobbiamo percorrere solo corso Milano e tra poco arriviamo al Cafè Mirò. Alla fine cedi e senza scoprire minimamente le bellissime gambe, sfili i bianchi slip di pizzo me li consegni. Li porto con piacere al naso, ne assaporo con piacere il profumo del tuo corpo che custodisce. Sublime profumo di femmina. Per un attimo ti guardo, "non ne hai più bisogno", li lascio volare via dal finestrino, "stronzo, ma che fai" ti giri a guardare il candido indumento che vola per strada e va a fermarsi sul parabrezza di un'auto che procede in senso opposto. Incroci le mani e sbuffi arrabbiata "uff, sei il solito porco, adesso non avrò il coraggio di scendere dalla macchina".
Svolto per via Dondi dall'orologio, siamo arrivati, il tempo di scorgere un posto per percheggiare e scendiamo. Sei imbronciata ma io subito ti raggiungo e ti cingo forte i fianchi stringendoti a me, ti bacio con passione, in mezzo alla strada, la mia mano che scende sul tuo culo, ti lasci baciare, "vieni, entriamo". Il locale è molto carino, alle pareti quadri di Mirò, l'atmosfera e piacevole, gente và e viene, un mix di persone multicolrore già riempie il locale, lungo le pareti, sugli enormi mensoloni alle spalle del tavolo bar una fila infinita di bottiglie di vino e liquori di tutti i tipi, nell'aria misica jazz.
"Ci sediamo qui, al banco", ti dico mentre entriamo, "noo, manco per idea su uno di quei trespoli, si alza troppo la gonna, si vedrebbe che non ho più gli slip" sussurri sottovoce strattonandomi per un braccio. Ti sollevo di peso e ti faccio sedere, sull'alto sgabello, la tua gonna è salita vertiginosamente, adesso sembra proprio una mini. serri le gambe per non mostrare tutte le tue grazie, "cosa prendi, una insalatona?", "s.si, grazie", accenni con la testa, io opto per un panino piastrato ed ordino pure una porzione di patatine, hai lo sguardo teso, pronta a scappare se vieni scoperta, faccio portare pure una bottiglia di vino bianco. Il vino è freddo al punto giusto, lo sorseggiamo con piacere, discutiamo di noi due e del lavoro. Oggi sei davvero splendida, hai un alone intorno che sembra tutti notino.
Chiunque entri ti guarda con ammirazione.
Mi piace quando gli altri ti notano, due ragazzi, seduti ad un tavolino dietro di noi fanno degli apprezzamenti sulla tua bellezza e sul tuo sedere, mentre mangiamo più d'uno vengono a chedere delle cose al banco per poterti ammirare da vicino, te ne accorgi e pian piano ti sciogli un pò, inizi a chiaccherare, ridere e scherzare, complice il fresco vinello.
Abbiamo finito di pranzare, un'ora passa in fretta, pago, però, prima di andare, "aspetta, voglio farti un regalo" dico facendoti restare seduta, ti giro verso di me, i ragazzi seduti al tavolo adesso possono ammirarti in tutto il tuo splendore, arrossisci incrociando il loro sguardo, i loro occhi sorridono e vanno dritti in mezzo alle tue gambe, la tua mano subito a coprire lo spacco della gonna.
Tiro su la tua caviglia destra, mi abbasso e la bacio, "che fai", non ti ascolto, mi giro verso i ragazzi e li fisso, dritto negli occhi, sei imbrazzata, la mia lingua lecca il collo del piede e si ferma alla caviglia, "dai, siamo in mezzo a tanta gente, ti prego" dici nervosa, tiro fuori dalla tasca una cavligliera, la lego alla tua caviglia, una sottile catenella con cinque condoli attaccati, sono delle lettere "S", "L", "A", "V", "E". I due ragazzi guardano estasiati la scena.
Sei diventata rossa, "andiamo dai che faccio tardi in ufficio" e salti giù dallo sgabello, mi prendi per mano e mi trascini fuori dal locale, mi giro verso i ragazzi, mi salutano col pollice rivolto verso l'alto.

Chi è?


Arrivi in ufficio come al solito, cinque minuti in anticipo rispetto al normale orario di ingresso, posi la tua borsa sulla sedia, togli il giacchino corto e lo appendi all'attaccapanni. Vai un attimo in bagno a sistemare i capelli scompigliati dal vento che c'era stamattina.
Ritorni alla tua scrivania e ti siedi, inizi il tuo lavoro.
Bip-Bip-Bip, un messaggino sul cellulare, distrattamente lo prendi per leggere chi ti ha scritto.
"Chi è Emily? vieni immediatamente, voglio sapere tutto." Rimani un pò meravigliata della domanda e della richiesta che ti ho fatto
Ti ho inviato il messaggio ma tu non rispondi
Cinque minuti e ti arriva un'altro messaggio, come l'altro lo leggi.


"Allora? Fai la puttanella con Cluzan senza dirmelo?, ti sto aspettando".
Non rispondi.
Non passa che un minuto e sul cellulare arriva l'ennesimo sms.
"Tutti ti cercano stamattina Laura? Chi è il tuo amante?" dice scherzosamente Giulia, la tua collega.
Questa ultima frase ti ha scosso e cerci subito di ribattere mentre leggi il nuovo messaggio.
"MUOVITI", c'è scritto solo questo, "No, è mio marito che ha dimenticato di dirmi delle cose".
Cerchi di fare finta di nulla e prosegui a lavorare, ma non ci riesci, i tuoi pensieri vanno alla ricerca di quello che dirai quando mi incontrerai.
La mattinata scorre stancamente e non ti arrivano nuovi messaggi, la cosa ti preoccupa, "chissà come si stà arrabbiando, mi sa che stavolta le busco di santa ragione", le colleghe vanno e vengono, c'è del lavoro da completare, riesci a scacciare questi pensieri e lavori fino ad ora di pranzo.
"Laura vieni a pranzo con noi? andiamo a farci una pizza."
"No, non posso ho appuntamento con mio marito, ricordi i messaggi di stamattina?" e di corsa prendi la tua borsa ed il giacchino.
"Ciaoooo, a dopo" saluti tutti nella stanza e scappi via.
Hai il cuore in gola quando arrivi sul pianerottolo, bussi una prima volta ma nessuno viene ad aprirti, ci riprovi ma invano, nessuno che apra.
Un groppo in gola e prendi le chiavi dalla borsa, le mani ti tremano, infili la chiave nella toppa, due giri ed apri.
Dall'interno della casa tutto è silenzioso, entri, il solo suono è il rimbombo dei tuoi tacchi, tutte le stanze sono buie.
"Ci sei?". Guardi nelle stanze, dalla camera da letto si nota un leggero chiarore, un'abatjour è accesso, entri.
"C-ciao, son potuta venire solo adesso, scusami", non mi muovo, non ti rispondo, lo sguardo è fisso sul letto sfatto.
Non sai cosa fare, rimani per alcuni istanti sull'uscio, poi entri e ti siedi sul letto, mi fissi non capendo cosa fare.
Mi alzo, in silenzio mi avvicino, ti faccio alzare, provi a parlare ma io ti metto un dito sulle labbra, come ad indicarti di stare zitta.
Ti sfilo il giacchino, e sbottono la camicetta che indossi.
Ti giro e tiro giù la zip della gonna, un lieve fruscio e cade sul pavimento.
Prendo i cuscini e li metto al centro del letto e ti ci faccio stendere sopra.
Sei di spalle, non puoi vedere cosa faccio.
Senti lo sfilare della cinghia dei mie pantaloni.
Cerchi di girarti ma ti fermo.
"Chi è Emily?" e parte il primo colpo.
"sei tu vero?" e ti arriva una nuova frustata sulle natiche.
"Ti diverti a fare la puttanella pure con Cluzan vero?", altri due colpi, ancora più forti ti fanno sobbalzare, stringi i denti per non strillare.
"Puoi pure giocare con lui, lo sai, ma devi dirmelo!", ora le cinghiate sono almeno quattro. Hai preso il lenzuolo tra i denti per non urlare dal dolore.
Mi fermo per un attimo a guardare i segni sul tuo culo, con la mano ti accarezzo prima la schiena e poi il culo, le dita si intrufolano nello slip, giocano per alcuni secondi col buchetto, poi scendono lungo il solco della figa. Ti allargo le cosce, sei bagnata, infilo le dita in profondità nel sesso, ti scopo con le dita, le mie dita sono un cazzo che ti scopa, con veemenza, con foga.
Ti lasci prendere così, inarcando la schiena per facilitare la penetrazione, gli slip tagliano la tua pelle provocandoti fastidio e dolore, improvvisamente , con un gesto deciso li strappo via, il sottile filo che ti cinge i fianchi si spezza lasciando un segno rosso sulla carne.
Ora non stringi più il lenzuolo tra i denti per sopportare il dolore ma per non urlare dal piacere.
"La prossima volta fammelo sapere troia", ho infilato tutte le dita nella tua figa fradicia di umori, ti allargo sempre di più.
"Sono io il tuo padrone e sono io che decido cosa puoi fare", Spigo sempre di più, la mia mano è dentro di te fino al palmo. La tiro leggermente fuori per infilare pure il pollice.
"S-si, padrone", dici mentre il piacere ti sconquassa la mente ed il ventre.
"Chi ti ha detto di parlare, stronza, devi parlare solo se ti viene ordinato", ora le dita sono tutte dentro di te e la spinta è violenta e decisa, la mano fa fatica ad entrare la alla fine ti riempie, la mia mano è nel tuo sesso fino al polso. La rigiro dentro te per farti urlare, non so se per il piacere o per il dolore, ma da come sei bagnata e da come ti contorci è il piacere che ti scuote.
"Ora puoi parlare cagna, ti piace come ti riempio?"
"S-si, ancora", dici gemendo
"grazie mio padrone". Fremiti di piacere corrono lungo la tua schiena, sei in preda ad un violento orgasmo che ti fa impazzire, stringi con forza le lenzuola mentre faccio scivolare fuori la mano. La tua figa e completamente aperta, le labbra gonfie, umori colano lungo le cosce, gocce di sudore scorrono lungo la schiena.
Ti accasci esausta su letto, i capelli arruffati sul viso. Mi abbasso su di te e ti bacio la schiena, lecco il tuo sudore.
"La prossima volta, sei vuoi giocare con qualcuno mi devi prima avvisare" ti sussurro in un orecchio, mentre ti stò parlando mi allungo a prendere una cosa in un cassetto e continuando ti dico "questo collare è per fartelo ricordare". Ti faccio alzare e ti lego il collare al collo.
"Guai a te se lo togli quando sei in mia presenza."
Mi alzo e mi risiedo sulla poltrona. "Ora vai, non vorrei che la mia schiavetta facessi tardi al lavoro".

venerdì 8 ottobre 2010

buongiorno

Il tuo corpo stretto al mio,
le mani che cercano la mia pelle.
Intenso è il tuo profumo di femmina,
sul tuo culo i segni della nostra guerra,
sul mio petto i ricordi della battaglia vissuta stanotte.
Calmo, adesso, è il tuo respiro,
ora la mente ha ceduto alle passioni del corpo.
Ti carezzo i capelli, morbidi fili di seta
che mi legano a te.
Una carezza sul tuo viso e...
I tuoi occhi che, come alba illuminano il tuo viso.
Li fisso e mi perdo in te.
"Buongiorno piccola!"

SignorE. (enrico cercatore)

giovedì 7 ottobre 2010

In moto

ore 11.50, fa già molto caldo,
arrivo e parcheggio la moto. Rimango lì seduto e guardo l'ingresso del palazzo. A momenti dovrebbe arrivare.
Mi guardo un po in giro, la gente passa indaffarata nei propri pensieri. Dall'angolo in fondo alla strada vedo arrivare un ragazzo con delle buste in mano. Forse è lui. Quando si avvicina noto il nome riportato sulle borse e sulle scatole che porta, "si è per lei".
Rimango a seduto sul sellino mentre si avvicina, si guarda intorno cerca il numero civico. Si ferma davanti al portone e cerca sul citofono, scorre tutti i nomi, trovata, bussa.
So che risponderai tu, da quanto mi hai detto oggi tuo marito non dovrebbe esserci ed hai tutta la giornata per te.
Rispondi, probabilmente il fattorino ti ha detto che ci sono dei pacchi per te, dopo qualche secondo apri il portoncino. Entra.
Immagino la scena, il ragazzo sale e tu gli apri la porta, chiedi cosa siano quei pacchi e lui che ti dice che deve solo consegnarteli insieme al mio biglietto. Lo apri ed inizi a leggere, quasi ipnotizzata dalle parole scritte sul foglio. Rientri in casa col foglietto ancora in mano e dandogli una mancia ti fai consegnare le buste e le scatole dal ragazzo che ti saluta e va via.
Adesso sei rientrata e leggi attentamente quello che ti ho scritto.
"Ciao Laura, mia dolce schiavetta, ti ho voluto fare un regalo, stasera andremo ad una festa, una festa molto particolare ed io voglio che tu sia la più ammirata di tutte. Nelle scatole troverai tutto l'occorrente per vestirti, a partire dall'intimo fino agli accessori. Mi raccomando devi vestirti come ti ordino. Da grande troia quale tu sei, ecco come ti vestirai, perché io so già che lo farai senza fiatare. Mica avrai intenzione di farmi arrabbiare, vero?"
Alzi lo sguardo ed osservi le scatole posate per terra, lì accanto a te.
Continui a leggere, “ho preso per te dell'intimo molto intrigante, un perizoma in pizzo nero ed un reggiseno abbinato”, rialzi lo sguardo e cerchi le scatole.
“Eccole” dici tra te e te, “chissà come mi stanno”. Ti alzi, prendi le scatole e le apri. Il perizoma è davvero bello, il magnifico pizzo. Lo tiri su con le due mani, all'altezza degli occhi. Solo allora ti rendi conto che sul davanti ha un lungo spacco, un taglio.
“Non metterò mai una cosa del genere, è davvero pazzo se pensa che lo indosso per lui, non li ho messi quando me lo ha chiesto Oliver figurarsi se lo faccio adesso, però che bello che è”. Lo riponi nella sua scatola.
Apri adesso la scatola del reggiseno, anch'esso in pizzo nero, come il perizoma, ma ha dei particolari che ti colpiscono, degli inserti gioiello. In quel momento ti rendi conto delle mie intenzioni.
“Ma che pazzo, vuole che lo indossi senza null'altro sopra”, si la mia intenzione è proprio quella.
Ritorni a leggere - “nella scatola grigia, quella grande, c'è il corpetto che voglio che indossi, ti fascerà la vita rendendoti ancora più sensuale. Mentre nella scatola rossa trovi al minigonna a tubino”
“Ma che è matto? Sembrerò una puttana se mi vesto così”
Non fai in tempo a finire di pensare e continuando a leggere sul foglio vedi scritto sul foglio “ti voglio come una vera troia, sappi che sei il regalo della serata. Ricorda pure di mettere gli accessori.
Nella scatola di Dior ci sono le DP4 degli splendidi sandali, che ad una schiava come te, con la figa sempre bagnata, deve sempre portare”
Continui la lettura, il cuore che batte “ Ho preso per te una cavigliera ed una collanina. Dimenticavo, Ti ho pure preso il collare che la mia cagna sempre in calore deve portare al collo, sempre”.
I pensieri nella tua mente scorrono veloci come flash, quasi ti scendono le lacrime per come ti senti umiliata ed offesa ma la tentazione è troppo forte. “ E' vero, purtroppo ha ragione, solo a leggere quello che mi scrivi mi fa eccitare da morire, mi sento tutta bagnata tra le cosce”.
“Puttana, ti concedo una sola cosa da indossare a tuo piacimento.”
“mi raccomando stronza, non ho intenzione di perder tempo. Ci vediamo alle 18.30 sotto casa tua, firmato Il Tuo Padrone”
Rimani inebetita, lo sguardo fisso sul foglio,
“Oramai sa tutto della mia vita, sono sua in tutto e per tutto, come quando mi chiamò quella sera a casa, dicendo di essere il responsabile del mio ufficio e che dovevo correre in ufficio per sbrogliare i problemi ad una pratica”.
“Parlò pure con Oliver, ricordo ancora le sue parole, vai cara non ti preoccupare ai bambini ci penso io, vai tranquilla. Ed io stupida sono scesa e sono andata a casa sua a farmi sculacciare ed a farci l'amore”.
Nella tua mente, come flashback arrivano immagini felici di te con tuo marito subito rimpiazzate di ricordi dei nostri primi incontri. Quel giorno, il primo giorno, quando accettasti l'invito di un uomo dallo sguardo ipnotico, avevi accettato l'invito senza fiatare. Da quel momento erano iniziati tutti i momenti di forte ed intensa passione.
Ogni volta che incontravi il tuo padrone ti sentivi completamente in sua balia ma sol con lui riuscivi a sentirti la femmina che volevi essere. Oggetto di piacere devota all'uomo che riusciva a sottometterti.
DRIN-DRIN, trasali al suono di un cellulare che squilla.
Il cuore in colla, batte forte, corri a rispondere, “non è lui, non è lui, fa che non sia lui, ti prego”.
Il telefonino continua imperterrito a squillare. Apri la borsa e freneticamente lo cerchi, c'è di tutto in questa borsa. Eccolo, trovato, lo estrai dalla borsa, un turbinio di emozioni ti fanno tremare.
DRIN-DRIN, guardi sul display “P.diLaura”, non hai il coraggio di rispondere, DRIN-DRIN-DRIN, rispondi alla chiamata, lentamente porti il cellulare all'orecchio
“p-pronto” dici con voce tremula
“Ciao puttanella, tutto bene?”
“S-si”
“ti stai preparando per stasera?”
rimani in silenzio per alcuni secondi poi dici
“non ancora e non so se..”
non fai a tempo a terminare la frase che dall'altro capo del telefono la mia voce secca ti dice
“Tu non devi decidere, tu devi fare quello che io ti dico, e tu ti preparerai per la festa, vero?”
“Mai io..”
“Vero?” incalzo io alzando il tono della voce.
“S-si, va bene!”
“Hai già aperto le scatole con i gioielli?”
“No, non ancora”
“Aprile, apri la scatola della collanina, la collanina ha su delle lettere, leggi quali sono”
Apri la scatolina e alzando la collanina leggi “B I T C H”
“si pronuncia bich, e sai cosa vuol dire?
“no, non lo so”
“significa puttana, troia, cagna, perche tu sei una?”
“sono la tua puttana?”
“non devi domandarlo, tu sei?”
la voce ti rimane in gola, hai la bocca impastata, senti forte pulsare il sangue nelle tue tempie.
“RISPONDI!” ti urlo al telefono.
“Sono al tua Puttana”
“Brava, vedo che stai imparando, stai iniziando a capire che sei la mia troia”
“prendi pure la cavigliere, pure lì ho fatto mettere delle lettere, per far capire a tutti cosa sei, leggi”
“tu sei la mia?”
Hai preso la cavigliera e leggi le lettere,
“S L A V E, schiava, sono la tua schiava”
“ma sa che impari presto? Sei davvero una brava cagna e meriti un biscottino, stasera ti scopo prima io”
“Ah, dimenticavo zuccherino, non dimenticare di indossare pure il collare. Sul collare, invece, ho fatto mettere la medaglietta su cui ho fatto scrivere a chi appartieni”
“A me!”
“non vorrei che stasera la mia cagnetta si perdesse e non si sapesse chi è il tuo padrone, così stasera gli amici sapranno di chi sei e, se vorranno, dovranno prima chiedere a me se possono e forse sarà pure la volta buona che imparerai a fare ciò che ti ordino e non di testa tua smettendola di venire poi a piagnucolare perché qualcuno, che tu sai, ha giocato con troppo con te ma tu non volevi”
“Ma ti ho già detto che non lo faccio più, perdonami, ti prego, ti scongiuro perdonami” mi dici di nuovo in lacrime.
“Ora basta, ci vediamo alle 18.30 sotto casa tua. Vengo a prenderti in moto”

 Il silenzio regna nella casa, nulla si muove, il tempo sembra essersi fermato, solo i suoni provenienti dall'esterno ti fanno ricordare che là fuori il tempo corre.
E' ora di pranzo e mangi svogliatamente qualcosa , la tua mente ritorna alla telefonata che il tuo padrone ti ha fatto. Non osi andare nell'altra stanza, quelle scatole lì a terra però sono una tentazione troppo forte.
“Che fa se provo ad indossare quelle cose? Tanto sono da sola in casa, nessuno mi vedrà mai”
Ti mordi le labbra pensando a come staresti vestita così, come ti sentiresti con in dosso quegli abiti e ti riscopri, seduta in cucina, a cosce aperte e con la mano infilata negli slip.
“Ma si, tanto che fa, voglio proprio vedere se sembro una troia”.
Ti alzi, porti le dita al naso e provi ad assaporare il profumo del tuo stesso sesso. Vai nell'altra stanza ed inizia a tirare fuori gli indumenti dalle scatole.
Nonostante tu sia sola ti guardi intorno per essere sicura che non ci sia nessuno che possa vederti e ti spogli.
Indossi il piccolo perizoma ed il reggiseno, il reggiseno ti sta davvero divinamente, fa risaltare ancora di più le dolci rotondità del seno.
“Wow, che poppe, sembrano scoppiare qua dentro. Mi fa sembrare il seno molto più grande della mia terza taglia”, ti riguardi allo specchio, ti ammiri, cambi varie pose per vedere quanto sembri sexy. “Ti metti di lato, ti chini in avanti, stringi il seno tra le mani, cambi ancora posa, “ma che sto facendo, sono diventata matta, quello lì mi sta facendo davvero perdere la testa, basta”.
Rimani li a fissarti allo specchio quando squilla di nuovo il telefono, ti senti il cuore in gola, le tempie pulsano all'impazzata, stavolta è il telefono di casa a squillare, corri a rispondere e con voce affannosa dici “P-pronto..”
dall'altro capo del telefono senti la voce rassicurante di tuo marito, “ciao Laura, tutto bene?”
“s-si” rispondi distrattamente tanto che Oliver incalza “ma è successo qualche cosa Laura, ti sento strana, cosa è stato?”
“no , niente caro, sono solo mezza assonnata, mi ero assopita un po' sul divano e quando mi son resa conto che squillava il telefono ho fatto una corsa a rispondere, tutto qui”, nonostante non ti possa vedere, e nonostante il caldo già intenso per questo periodo brividi di freddo corrono lungo la tua schiena, ti viene la pelle d'oca mentre parli, lì quasi nuda al telefono con all'altro capo tuo marito ignaro di tutto, i capezzoli premono contro il tessuto del reggiseno, a fronte si imperla di sudore. Oliver parla a telefono e tu meccanicamente rispondi ma la tua mente è altrove. Ti vedi parlare al telefono con tuo marito mentre con te c'è il tuo padrone che con le forti braccia ti cinge in vita immobilizzandoti, tu a parlare al telefono e lui che ti bacia e ti lecca sul collo.
“Laura, ma mi stai ascoltando?”
“Laura?”
“Scusa ma mi sono distratta un attimo” ritorni in te e continui normalmente la telefonata, tutti i tuoi strani pensieri sono svaniti via, ora 'è solo Oliver, tuo marito e la tua vita normale.
E' alla fine della chiamata, quando sei di nuovo tutta sola, che i tuoi pensieri ritornano prepotenti a quelle scatole, a quella forte curiosità di donna che ti attirano a trasgredire.
Sei ancora mezza nuda, con addosso un perizoma che a stento copre le labbra della tua figa, “mi sa che mi debbo depilare quasi tutta se debbo indossarlo”, improvvisamente tutti i tuoi pensieri di donna morigerata scompaiono, ti avvii in bagno, sfili quel poco di stoffa che ti copre il sesso e ti prepari per depilarti.
Sembra di vedere una ragazzina che si prepara ai suoi primi appuntamenti galanti, appuntamenti che sapevi sarebbero finiti col pomiciare, col tuo fidanzatino, pronta scoprire i nuovi orizzonti del piacere sessuale appena scoperto.
Ora sei seduta sul bidè a cosce aperte con l'acqua appena tiepida, visto il caldo, che scorre veloce, inizi a bagnare la peluria che copre il tuo pube. Con due dita afferri una ciocca di peli “cavolo sono lunghi, mi sa che dovrò raderli parecchio”, il rasoio di Oliver sulla mensola del grosso specchio, “meglio se uso il suo, rade meglio delle mie lamette”. Ti alzi e vai a prenderlo, l'acqua cola in rigagnoli lungo le tue lunghe gambe.
“Chissà cosa ha voluto dire con quel sono il regalo della festa” ti tocchi è sei già bagnata, eccitata affondi le dita nel tuo sesso e... istintivamente le porti alla bocca. “Buono, mi piace il mio sapore!, sei di nuovo seduta a gambe aperte, prendi un po' di sapone ed insaponi la peluria, la schiuma dà una sensazione di fresco tra le cosce, piacevole, inizi a raderti, dal ventre scendi pian piano verso il basso. Il rasoio fa il suo dovere e la tua pelle diventa liscia al tatto. Con molta attenzione inizi a raderti pure lungo le carnose labbra, senti la lama scorrere sulla pelle delicata, con le dita che con attenzione la stendono per non rischiare tagli.
“”Stasera sarò la più bella, la più desiderata ed io voglio che vada fiero di me. Sono sua, sua fino in fondo. Sono la sua puttanella servizievole, come mi chiama lui”.
Continui a raderti, le labbra del tuo sesso sono lisce come non mai, solo una sottilissima striscia di peli a coprire il monte di venere. Ti sciacqui con l'acqua corrente e le tue dita indugiano tra le pieghe della pelle. Sei ancora tutta bagnata e pure i tuoi capezzoli confermano la tua eccitazione tendendo all'inverosimile la sottile stoffa del reggiseno che hai ancora indosso.
Ti asciughi, rimetti il piccolo perizoma, ritorni nell'altra stanza e ti riguardi allo specchio, sorridi mentre soddisfatta ti ammiri. Tramite lo specchio riguardi le scatole dietro di te “che ore sono, le 16.45, ho giusto il tempo di fare una doccia”, ricorri in bagno, slacci il reggiseno e lo riponi con cura sulla cesta che hai in bagno, stessa cosa fai col perizoma e ti fiondi sotto la doccia. L'acqua calda ti fa sentire ancora più lasciva. Rimani sotto l'acqua calda per pochi minuti, non vuoi sentire la sensazione di relax, di rilassamento che l'acqua calda ti lascia e come spesso fa il tuo padrone, per far risvegliare i tuoi sensi, apri di colpo l'acqua fredda “mamma mia, brrr... che freddo, non resisto esco” e chiudi la fontana rifugiandoti nel tepore che ti da l'accappatoio.
Rimani avvolta nel morbido e profumato abbraccio dell'accappatoio, e pensi “certo che è proprio un grandissimo stronzo, non so come fa ma ogni volta mi coinvolge animo e corpo nelle sue scorribande”, ti guardi allo specchio e ti vedi bella, bellissima, il sorriso torna sulle tue labbra ed in fretta ti asciughi completamente.
Dai una aggiustatina ai capelli, e re indossi l'intimo che il tuo padrone ti ha donato. “Stronzo, stronzo, stronzo, ora che non c'è posso dirlo, altrimenti adesso avrei già il culo pieno di lividi”, corri nella stanza a indossare la gonna cortissima, corta a tal punto che a stento ti copre il culo. Apri la scatola con le scarpe e... “urca che tacchi, speriamo di non prendere qualche slogatura su questi trampoli”, calzi le scarpe e ti avvii allo specchi, ti rendi conto che con quei tacchi sculetti in un modo davvero provocatorio, “porco, mi vuole proprio come una puttana”, adesso tocca alla cavigliera, “ se ricordo bene mi dice sempre che debbo indossarla a destra, chissà poi perché?”, mentre ti accingi a prendere la collana ti rendi conto che c'è ancora una scatola, prima non ci avevi fatto caso, è ancora lì nella busta del negozio, la apri lentamente come a voler scoprire lentamente un tesoro, è un corpetto, in pizzo finemente lavorato, con le stecche, ha due incavi che vanno intorno al seno, “ecco perché solo il reggiseno, perché il corpetto non lo copre”. Per fortuna l'allacciatura del corpetto è sul davanti, altrimenti non saresti mai riuscita a metterlo da sola.
“Ummfff, quant'è stretto, deve esser una tortura tenerlo addosso”, a fatica riesci ad indossarlo, ora sei quasi completamente vestita, per così dire, ti riguardi allo specchio e vedi un'altra donna allo specchio, col il vitino stretto, un seno straripante che sembra voler esplodere da un momento all'altro, ed un paio di gambe lunghissime, più lunghe delle tue già lunghe ed affusolate gambe, rese così dalla microgonna ed ai vertiginosi tacchi.
Rimani estasiata di fronte a quell'immagine che non sembra essere la tua. Continui a guardarti quasi ammirata della bellezza che vedi riflessa dallo specchio, sei tu, Laura.
Riesci a dominare i pensieri e ti accingi ad indossare gli ultimi accessori.
La collana che malandrina si appoggia con quelle lettere tra i tuoi seni. Insieme alla collana trovi pure degli orecchini ed indossi pure quelli. Ora tocca al collare, lo guardi un po' titubante, indecisa se metterlo o meno ma alla fine lo indossi. Ritorni in bagno e inizia a truccarti, un ombretto scuro che fa risaltare ancor di più la profondità dei tuoi occhi ed un rossetto acceso sulle labbra. Un po' di profumo, di quello che “lo stronzo” ti ha regalato e che Oliver manco sa che esiste, un profumo che rende la tua pelle dolce e profumata.
E' quasi l'ora da un momento o l'altro squillerà il telefono, te lo senti, e non vuoi far arrabbiare il tuo padrone come stamattina.
“ha detto che posso indossare solo una cosa che voglio io, ma cosa, io di sicuro non scendo in strada combinata così, a costo di far finta di non essere in casa”, ti guardi intorno, apri l'armadio in camera da letto ed inizia a cercare con lo sguardo, “trovato, lo spolverino, se lo metto e lo chiudo, ad eccezione delle scarpe col tacco e del collarino, nessuno vedrà come sono vestita sotto, per fortuna che è abbastanza lungo”, un sospiro di sollievo per la scelta ti rincuora, giusto per un attimo che il cellulare inizia a squillare, di nuovo il cuore in gola.
Esiti a guardare chi è che ti sta chiamando, leggi sul display, “P.diLaura”- “Ecco è lui, pronto!”
“ciao Laura, come va? Ti sei preparata? Tra un quarto d'ora sarò da te, salgo e ti vengo a prendere.”
“Nooo, ti prego non salire su, non vorrei...” dici imbarazzata
“cosa non vorresti? Mica avrai intenzione di non venire alla festa?”, il tono della voce diventa più aspro e duro, “No, non volevo dire questo, scusami” ti affretti ad aggiungere, “allora cosa?” senti urlare , tremi ed aggiungi “scusami, ti prego solo di aspettare giù, ti scongiuro, lo sai che sono sposata, non vorrei che ti vedessero entrare proprio ora che Oliver non c'è, chissà la gente cosa penserebbe di me”, “che sei una troia, ecco cosa penserebbero, tu sei la mia bella troietta ma voglio essre buono con te. Tra un quarto d'ora sarò sotto casa tua. Ti faccio uno squillo e tu scendi subito, non ho voglia di aspettare, chiaro?” la risposta è secca e decisa, “va bene, non ti farò aspettare ma ti prego ancora di una cosa, non fermarti sotto casa, fermati all'angolo della strada, sii buono con me, ti prometto che stasera farò tutto quello che mi ordini, sarò la tua schiava” supplichi con voce tremante.
“Ok, tra un quarto d'ora”, il telefono diventa muto.
Ti guardi per l'ultima volta allo specchio,vorresti scappare via, non farti più trovare. Ti immagini mentre scendi le scale, la signora del secondo piano che ti incrocia e squadrandoti da capo a piedi ti saluta con distacco “Ciao Laura”, tu con lo sguardo basso la saluti con un “buonasera” e scappi via. Il trucco è a posto, i capelli in ordine, quel collare che ti cinge il collo ti fa sentire davvero di proprietà del tuo padrone, pian piano, l'eccitazione sta prendendo il posto di tutte le tue paure. Un accenno di sorriso si fa strada sul tuo volto.
Di nuovo il cellulare che squilla, corri a prendere la borsa e cerchi il telefonino, è lui. Controlli che nella borsa ci sia tutto ciò che ti possa servire, esci di casa.
La porta si richiude dietro di te, ora non puoi più tornare indietro. Infili la chiave nella toppa e chiudi. Sei indecisa se prende o meno l'ascensore, “meglio scendere per le scale, non vorrei ritrovarmi in ascensore vestita così con l'avvocato del piano di sopra, ogni volta che lo becco in ascensore mi scopa con gli occhi quel porco”.
Inizi a scendere rapida per le scale, i gradini corrono via rapidi sotto i tuoi piedi, per tua fortuna non incontri nessuno, nemmeno nell'androne del palazzo. “ora l'ultimo scoglio, quell'odiosa Stefania” sbirci dal portoncino e guardi su verso il secondo piano. “Mano male, non è sul balcone.”. Scivoli via rapida, quasi come una ladra, ti guardi intorno con occhiate furtive, nessuno che conosci è nei paraggi, le poche persone che incroci prima di arrivare all'angolo do ve lui ti sta aspettando non le conosci, sono solo degli occasionali passanti. Un ultimo sguardo verso il balcone di Stefania, e giri l'angolo. Ti senti liberata da un peso. Ora viene la parte più difficile, non deludere il tuo padrone.
Cerchi la sua auto ma non la vedi, solo all'ultimo ti rendi conto che è già lì, ma con la moto, “cavolo, se ripassiamo davanti casa sono fregata, sai cosa sarà capace di dire Stefania se mi vede dietro di lui sulla moto, di sicuro avrò tutte le cosce da fuori” e subito i tuoi ricordi vanno a quella volta in cui Oliver per una scommessa che perdesti ti sculaccio mentre eri alla finestra e quell'arpia si godette la scena. Ma per tua fortuna oggi non è nei paraggi.

Ti avvicini mentre ti guardo, slacci lo spolverino e mostri il tuo fisico, splendido, gambe lunghissime che la mini e le scarpe col tacco altissimo fanno risaltare ancor di più. Il corpetto ti stringe in vita ed i tacchi ti fanno avere un'andatura molto ancheggiante, “che magnifica troia che sei vestita così”, metto in moto e ti porgo il casco, ti avvicini a me e mi baci lievemente sulle labbra, con impaccio ti accomodi sul sellino, le gambe aperte fanno salire ancor di più la corta gonna, quasi ti si vede l'intimo, prima di sederti ti accomodi meglio lo spolverino per coprirti un po di più. Mi sistemo il casco anche io e parto, ti stringi a me con forza, sento le tue braccia serrarsi attorno a me,il tuo seno preme sulla mia schiena, Sento anche le tue gambe serrarsi forte mentre veloce sfreccio per le vie di Padova.
“Dove mi porti” mi gridi per superare il rumore del motore, “andiamo a prendere un aperitivo poi andiamo ad una festa in villa, a metà strada tra Padova e Venezia” è la mia risposta.
“Mica ci saranno persone che mi conoscono,mi sentirei come fossi nuda in mezzo ad una piazza, sei sicuro che nessuno mi conosce?”. “non ti preoccupare per questo, ho preso per te una mascherina in pizzo,è nella borsa della moto, anche se mi piacerebbe mostrarti a tutti del resto sei mia”
Ad ogni semaforo in cui ci si ferma gli sguardi degli automobilisti cadono su di te,rimangono a fissarti per tutto il tempo, assistiamo pure a qualche scena comica, la moglie che molla un tremendo ceffone al marito che è rimasto a guardarti a bocca aperta, scattiamo via la verde ridendo, anche tu inizi a divertirti della cosa ed ogni volta osi di più, sarà che il casco copre molto del tuo viso e tu ti senti più sicura. Arriviamo in una piazza del centro, appena ti rendi conto di dove ci si trova, mi dici che a quel bar non ci vuoi andare, da quelle parti ti conoscono in tanti, “io lì non ci vengo vestita così, ma lo sai quanta gente conosco da queste parti, sei uno stronzo ecco cosa sei”. “va bene, se vuoi resta pure li”. Fermo la moto e mi avvio verso il bar. A quest'ora la piazza si sta riempiendo di persone. Resti li, tenendo lo sguardo abbassato, senza guardare, cerchi in tutti i modi di nascondere il volto e nonostante il caldo non togli il casco, frughi nella borsa e inforchi un grosso paio di occhiali da sole. Solo in questo momento alzi la testa è mi cerchi con lo sguardo. Mi vedi entrare nel bar dove per la prima volta ti incontrai insieme a tuo marito.“Voglio i tuoi slip”, ricordi ancora quella frase quando ti baciai sulla guancia salutandoti. Anche allora la giornata era afosa e calda come questa. Ricordi perfettamente quei gesti, il sederti per pochi minuti e poi trovare la scusa per andare al gabinetto, entrare nel piccolo bagno e sfilarti le mutandine. Sei ancora li a pensare a quegli attimi che ti riscopri a cosce aperte a cavallo della moto, “cazzo, sono quasi nuda seduta così, guarda qua, mi si vendono gli slip, che figuraccia, se qualcuno mi riconosce mi uccido” e veloce ti ricomponi nascondendo le tue grazie con lo spolverino.
Passano i minuti e il caldo si fa sentire, non hai il coraggio di togliere il casco e gocce di sudore iniziano a scendere lungo il tuo collo incanalandosi tra i tuoi seni. Ti riguardi intorno nella speranza di vedermi tornare, “eccolo, meno male,fa un caldo infernale con sto coso in testa”. Arrivo con calma, e senza far caso a te ed alle tue rimostranze mi metto in sella, “Ti ho guardato dal bar,sai? Sapessi i commenti che hanno fatto su di te. Ho sentito dire ad alcuni ragazzi che ti avrebbero scopato lì, in mezzo alla piazza. E' divertente sapere come gli altri ti vedono puttana e stasera chissà...”e riparto, vorresti ribattere e chiedere cosa voglio dire con quella frase ma hai giusto il tempo di aggrapparti a me per non cadere. I minuti passano inesorabili e ci allontaniamo dalla città, ora stiamo percorrendo la strada che ci porta verso Venezia, il paesaggio inizia a cambiare, le case lasciano il posto ai campi coltivati ed alla campagna. Viaggiamo per circa 20 minuti verso Venezia,quando Intravedo la villa tela indico con la mano e dico “eccola, è li che andiamo stasera”.
La Villa è preceduta, sul lato sinistro della Statale, da campi aperti, marcati da statue di pietra tenera che, dall'alto di rustici piedistalli in laterizi, si rivolgono al passante solo lievemente sbirciando all'indietro, in un invito. Sono figure femminili, "signorine della Brenta" nel loro ruolo improbabile e leggiadro di fare da sentinella alla riva del naviglio, reggendo cestini o tralci di fiori. Mi fermo con la moto all'ingresso. Scendo mentre tu ti guardi intorno, mi senti parlare al citofono con qualcuno. Dopo qualche istante si apre il cancello ed ai nostri occhi si apre un lungo viale con boschetti di pioppi e larici da entrambe i lati. In fondo si nota anche un piccolo laghetto, recintato.
Risalgo in moto ed entro lentamente, ti stringi ancor di più a me mentre avanziamo lungo il viale.
Prima raggiungere l'edificio bianco che si vede in fondo al viale fermo la moto e scendo, nel parcheggio ci sono una decina di auto parcheggiate, “ci sono già tutti, manchiamo solo noi” . Mi chiedi impaurita,”sei sicuro che non ci sia nessuno che conosca?”, ti fisso negli occhi, il tuo sguardo sembra implorare pietà. Mi chino sulla tasca laterale attaccata alla moto e ne tiro fuori una mascherina in pizzo, “tieni,mettila”, te la faccio indossare subito, le guardi per un attimo poi la indossi tirando un sospiro di sollievo. Ti prendo sotto braccio e ci incamminiamo, ti guardi intorno meravigliata della bellezza del luogo, la villa si erge di fronte a te in tutta la sua bellezza, è un edificio a due piani, con un ampio prato davanti all'ingresso principale, ingresso che è sormontato da quattro magnifiche colonne ed una piccola scalinata. Ai due lati le finestre già illuminate mostrano all'interno una lieve attività, altri due edifici, più bassi, si vedono ai due lati contornati da un porticato, sembrano delle stalle. Qua e là, nel parco, si vedono dei gazebo sotto cui sono stati preparati dei tavoli imbanditi, si inizia a sentire la frescura della sera per fortuna. Nella parco, ci sono alcuni pavoni che vagano per il prato, rimani a guardare stupefatta mente uno di essi, un pavone bianco, sta facendo la ruota, ti cingo i fianchi a dietro e ti bacio sul collo, lasci andare la testa all'indietro, le mie mani sfilano lo spolverino che ancora indossi, un brivido precorre tutto il tuo corpo, sulle braccia e sulle gambe per un attimo la pelle d'oca fa la sua comparsa. “Andiamo, entriamo, voglio che i padroni di casa ti conoscano”, “s-si, va bene, come tu vuoi”, arrivati all'ingresso saliamo i pochi gradini che ci introducono in casa, la porta è socchiusa, entriamo.
L'interno della villa settecentesca è splendido, ricco di stucchi e decori, le nostre narici sembrano inspirare la storia di questa magione, Ti faccio accomodare su di un salottino, “aspetta qui, vengo subito”. Ti lascio sola e scompaio dietro una porta. 

Entro con due persone, un uomo ed una donna, ti salutano, io ti presento a loro "Questa è Laura, la mia schiava, stasera sarà il regalo per la vostra festa". Si rivolgono a te e dicono “Possiamo farti delle domande?” mi guardi ed ami mio cenno con la testa dici “si”, “vieni con noi”, mi riguardi , vedo il timore nei tuoi occhi, “puoi andare, vai, non ti preoccupare, ti aspetto qui” la lei ti prende per mano e ti porta dentro una stanza, ti guardi intorno e li segui senza fiatare, la stanza è piena di affreschi e da un lato c'è una enorme libreria piena zeppa di libri antichi, il padrone di casa va a sedersi dietro la scrivania in legno mentre la signora si siede accanto a te, iniziano a farti delle domande, se sapevi cosa sarebbe successo, se eri pronta, se eri consenziente ed altre cose ancora, rispondi a tutte le domande, la signora ti chiede in modo secco e deciso “sai che ci sono dei singoli che potrebbero far sesso con te?”, rispondi di si con il capo, ti chiede ancora se sai che io sarei potuto rimanere in disparte mentre loro giocano con te e ti spronano a fare di tutto, “.....s-si, lo so”, rispondi con un po' di timore, “se il mio padrone lo vuole faccio tutto quello che mi ordina”.
“ok, va bene così cara, un'ultima domanda...”, stavolta è il padrone di casa a chiederti una cosa,
“sei felice di iniziare questo gioco? A farne parte?”
Gli rispondi “siiiiiii”.
Hanno parlato con te per una trentina di minuti, alla fine lui e la moglie ti fanno uscire e ti riportano da me.
Entriamo nella casa con loro, dentro già ci sono tante coppie, donne magnifiche, tu osservi tutto e tutti, ti stringi forte a me mentre giriamo per casa, ci sono coppie che bevono e chiacchierano tranquille, il padrone di casa ci presenta ad alcuni amici e ci porta “al bar”, parliamo sia con lui che con l'amico che nel frattempo ci ha seguito, al banco del bar ci troviamo sia la padrona di casa che la mogliettina dell'amico, una biondina con un fisico mozzafiato, fianchi stretti e due enormi tette, con loro beviamo e scherziamo , intanto la serata va avanti, al buffet prendiamo qualche cosa da mangiare, rimaniamo ancora per un po' poi saliamo l'ampia scala interna e saliamo al piano superiore dove sentiamo della musica. In un ampio salone gi sono delle coppie che ballano, sembrano divertirsi molto, sui salottini lungo i muri perimetrali della stanza e sui divani delle stanze che sia parono sulla pista da ballo si intravedono già alcune coppie che giocano tra di loro, intorno a loro qualche singolo e qualche ragazza. Ci buttiamo nella mischia ed iniziamo a ballare, sembri felice, ma non ti stacchi mai da me, nel frastuono della musica ti avvicini a me e mi sussurri qualche cosa nell'orecchio, non capisco, ti indico l'uscita ed andiamo via, scendiamo di nuovo e usciamo fuori nel giardino, tutto sembra cambiato, il buio della sera e l'atmosfera fetish è palpabile. Qua e la ci sono divani e letti, donne mezze nude che si fanno baciare da uno o più uomini, una coppia che scopa, lei a pecorina con le mani appoggiate ad un tronco di un albero, il vestito sollevato ed un ragazzo che la pompa con forza da dietro, ti soffermi a guardarli immobile dimentica di quello che volevi dirmi, più in , seduto su di un divano in midollino un ragazzo di colore si sta facendo spompinare da una donna sui 50, affianco a lei c'è un uomo della stessa età, deve essere il marito, che la guarda e le accarezza i capelli e la schiena, dietro alla donna c'è una rossa, fisico statuario, è china in mezzo alle cosce della donna matura che rimane li a cosce aperte, altre coppie assistono alla scena.
Ti tiro per un braccio e ti porto verso il laghetto, lungo i viali del parco, “cosa mi volevi dire, in quel frastuono assordante non si capiva nulla”, “ss-si, ecco..., ma cosa succede qui, non immaginavo tutte queste cose” mi dici aggiustandoti la mascherina sul volto.
Mentre camminiamo lungo il vialetto che costeggia il laghetto mi chiedi “tutte queste persone fanno sesso così facilmente, non me lo aspettavo, e tutto così strano, poi perché solo io indosso questa mascherina?”
Mi fermo e mi giro verso di te, ti fisso negli occhi, la mia mano scende tra le tue gambe, “però! Sei molto eccitata, hai lo slip completamente intriso di umori, ti stai eccitando”, mi fissi a tua volta negli occhi, “beh si! È comunque eccitante non mi era mai capitata una situazione del genere. Però non hai risposto alla mia domanda, perché sono l'unica con la mascherina?”
“Perché sei tu il regalo della festa, l'unico regalo, un regalo per tutti gli ospiti di questa festa” ti dico. “Tu sei matto, ma credi..” non fai in tempo a finire la frase che la mia bocca si incolla alla tua, ti stringo a me e ti bacio con passione, cerchi di resistere per un istante ma cedi alle mie labbra, alla mia lingua. Ti lasci andare mentre le mie mani scendono lungo i fianchi e tirano su la piccola gonna che indossi. Le dita si infilano nelle pieghe delle tue natiche, allarghi leggermente le cosce per facilitarmi il compito, rimaniamo avvinghiati per alcuni secondi ma delle voci che sopraggiungono ti fanno scostare da me e ti ricomponi, per quanto l'abbigliamento che porti ti permetta, chini il capo mentre una donna passa parlando con due ragazzi che la tastano dappertutto.
“Adesso ti riporto dentro dove tra poco ci sarà il clou della festa, ma prima debbo fare una cosa”, dalla tasca dei pantaloni tiro fuori un guinzaglio, di quelli che si mettono ai cani quando si portano a passeggio. “Cosa vuoi fare con quel coso?”, “semplice te lo metto al collo, come si fa con una vera cagna e tu sei la mia cagnetta in calore” non fai resistenza e ti lasci mettere il guinzaglio al collare che hai al collo. Mi segui docile mentre ritorniamo verso la villa, ora ti rendi conto che tutti ti guardano e ti indicano con la mano mentre parlano tra di loro. Pian piano iniziano a seguirci tutti.

 TI riporto dentro, ritroviamo il padrone di casa che ci invita a sedere ai divanetti arriva la moglie con un ragazzo di colore, lei e si mette a sedere sul tavolino davanti a te e con il suo amico al fianco ti iniziano a chiedere cosa vuoi che facciano di te......non gli rispondi, non sai cosa succederà, mi guardi, intervengo io, “non so cosa farà, ma se vogliono giocare con lei che si facessero cose che a lei va di fare .......però voglio vedere quanto può diventare troia .....voglio vedere fino a dove può essere trascinata la mia schiavetta, una puttanella come lei”. MI guardi esterrefatta, “m-ma io...”, “zitta, lo sai che devi obbedire, vero?”, ribatto “VERO?” alzando appena il tono della voce. Sobbalzi come impaurita “s-si, faccio tutto quello che vuoi mio padrone”
Il padrone di casa fece un cenno con la mano a qualcuno, la misica cessò, iniziarono a spegnersi le luci che illuminavano le stanze lasciando accese solo luci soffuse. Si sentono dei rumori nella stanza vicina, si alza e, seguita dalla moglie aprono la grossa porta che immette nell'altra sala, dove pochi attimi prima si sentivano quei rumori. La stanza è buia, appena entrano una forte luce illumina parte dell'ampio salone, tutt'intorno sono posti divani e poltrone, intervallati da tavolini con bottiglie di liquore e champagne, iniziano ad entrare un po' tutti, “aspetta, non ti muovere” ti dico tirando leggermente il guinzaglio. “adesso sei pronta a giocare come si deve anche con altre coppie o singoli” mi quardi e aspetti da me un sorriso poi annuisci con la testa, mi avvicino ai padroni di casa e mi senti dire a loro “mi raccomando di andarci piano visto che è la sua prima volta”, la loro risposta è stata “non ti preoccupare per ora cominci tu con lei”, poi rivolti verso di te “vuoi essere bendata o vuoi vedere quello che succede”, li guardi ma la risposta la do io per te, “non deve essere bendata, deve vedere quello che succede intorno a lei ed io debbo poterla guardare negli occhi”, mi fissi e rivolta a loro rispondi con un “S-sssiiiii”.
Li vedi sparire e poco dopo con un amico ti portiamo in un angolo, l'unico angolo illumnato della sala, dove tutti potevano vederti.
Una grossa struttura a forma di X è piazzata in quell'angolo, accanto su di un tavolino delle fruste, alcuni paddle in bella mostra più corde, lacci e lacciuoli vari, una serie di falli di gomma di varia foggia e misura, alcuni enormi, per un attimo, mentre ti conduco li rallenti quasi a cercare una via di fuga, ma uno strattone al guinzaglio ti fanno riprendere a camminare, sembri terrorizzata da quello che ti può succedere, dietro quella grossa struttura altri strumenti e indumenti in pelle pieni di fibbie.
Nei tuoi occhi iniziano ad apparire delle lacrime, con le dita le prendo e le porto alla bocca, il sapore salato è intenso e piacevole, è il tuo sapore.
Ti bacio ancora sulla bocca, ti sfilo la minigonna e slaccio il tuo corpetto, dai le spalle a tutti, sei adesso quasi nuda, solo il perizoma ed il reggiseno. Inizio a legarti, prima le mani, in alto e poi le caviglie.
Docile mi lasci fare, ti accarezzo le natiche, la mia mano sale lungo la tua schiena regalandoti degli intensi brividi che mostri a tuttti muovendo il tuo sinuoso corpo, ti bacio sul collo, sulla schiena, mi inginocchio e ti bacio ancora, poco sopra le natiche, la luce illumina solo te, un silenzio irreale è sceso nella sala, tutto è silenzioso, “sciaff” salti per il colpo improvviso ma non dici nulla, “sciaff” un'altro colpo e salti ancora, “ahi!” stavolta si sente le tua voce, “sciaff-sciaff” altri colpi raggiungono le tue natiche, “sciaff-sciaff-sciaff” ancora schiaffi percuotono le tue natiche, “ahi, hai ti prego ho vergogna, hai”, non mi fermo “sciaff-sciaff”, la luce illumina nitiramente il tuo culo che ad ogni colpo diventa sempre più rosso, la mia mano si infila tra le tue cosce allargante, le dita scostano la sottile stoffa e si intrufolano tra le pieghe del tuo sesso, sei bagnatissima, affondo le dita in profondità, dentro di te, “uuhhmmmmm” inizi a a mugolare ancheggiando con il bacino.
La mia mano lascia il tuo sesso e me la porto alla bocca, ne assaporo tutti i tuoi umori. Continui ad ancheggiare dimentica di tutti quelli che ti stanno guardando, prendo una canna appesa alla struttura, “cosa sei Laura?” ti chiedo e subito dopo “slapt” parte un colpo secco che ti fa letteralmente saltare dal dolore, “Ahio, ahio, fa male”, “slapt” un nuovo colpo raggiunge le tue natiche, “allora? Vuoi rispondere?”, “che male, sono tua”, “slapt-slapt” anche le tue gambe iniziano a portare i segni della canna che ti colpisce, “rispondi bene Laura, tu cosa sei?”, “au, che dolore, ss-sono la tua schiava, la tua puttanella” dici stringendo i denti per resistere al dolore. “Brava, la mia puttanella, e sai perché stasera siamo qui?”. “N-nooo!”
“Stasera tu sei qui per festeggiare il tuo stato di schiava, la MIA schiava”, “slapt-slapt-slapt”, “ahi-ahi-ahi!”, “stasera tu sei il regalo gradito di tutti gli ospiti”, “s-si, va bene”.
Mi avvicino a e strappo il perizoma che hai addosso, slaccio il reggiseno e ti faccio restare completamente nuda, non riesci a vedere cosa succede intorno a te, tutti gli ospiti tengono gli occhi fissi su di te, mi slaccio la patta dei pantaloni e ti prendo da dietro, ti scopo con forza e veemenza, ad ogni colpo i il tuo culo rosso per i colpi ricevuti ballonzola. “uuhhmmmmm, oohhhh , siiiii” ti sento gemere dal piacere. Si iniziano ad avvicinare varie persone, alcune mani iniziano ad accarezzare il tuo corpo, accarezzano le tue caviglie, salgono lungo le gambe, tu te ne accordi ma ora il piacere è troppo forte, ti piace sentire tutte quelle mani sul corpo.
Mi fermo e mi stacco da te, ora quelle mani accarezzano in tuo seno, pizzicano i tuoi capezzoli, “sciaff- sciaff” altri schiaffi copliscono il tuo culo, mentre una donna infila le dita nel tuo sesso appena scopato da me,due, tre, quattro dita, spinge sempre di più, “hhmmm-ohh” spingi il culo all'indietro per facilitare il movimento di quelle dita dentro di te, la donna muove con esperienza le dita dentro di te e pian piano ti allarga sempre di più, “aaaaahhhhhhh, mamma mi sento aprire tutta, aaaahhhhh”, ha infilato tutta la sua mano dentro la tua figa ed ora ti sta scopando con la mano, io resto a guardarti mentre un'altra ragazza si abbassa a leccarti il sesso completamente dilatato per la mano che ti penetra, adesso la donna lentamente sula la mano e tu inarchi più che puoi la schiena per facilitarne l'uscita, gli umori ti colano lungo le gambe e la ragazza sotto di te rapida ne succhia tutti i rivoli. Il tuo culo adesso è esposto alla mercé di tutti, qualcuno prova ad infilarci le dita ma tu ti scosti gridando “NNNOOOO”, li fermo e con garbo li faccio desistere, “potete fare solo quello che vuol lei, vi prego” dico deciso. Mi riavvicino a te e ti riabbraccio mentre gli altri sa fanno da parte indietreggiando. Ti slaccio le cinghie che ti legano, tu ti giri verso di me e ti stringi forte a me affondando il viso nel mio petto.
Ti tengo così, ferma, per lunghi attimi, poi prendo la tua testa e ti ribacio. Ricambi il mio bacio e ti lasci di nuovo andare. Ti conduco su di una specie di cavalletto, e pure li ti lego mani e piedi. Mi spoglio nudo davanti a te e mimo il gesto di colpirti con degli schiaffi sul volto ma uso il mio sesso per farlo, mi avvicino ancora a te e ti ordino: “lecca, leccami le palle troia”, tu ubbidiente inizia a baciarmi ed a leccarmi i testicoli, al luce ti illumina da tutte le parti, il tuo sesso aperto e lucido per gli umori che ne scaturiscono fa bella mostra di se, mi scosto da te e giro intorno al cavalletto, senti il rumore di qualcosa che sto prendendo dal tavolino, “cosa mi fai adesso” dici con voce tremante, “splat” un primo colpo di paddle parte verso le tue natiche. “Ti prego, non farmi tanto male”, “splat”, “ahia, fa male, ti prego!”, “splat-splat” i colpi sono secchi e decisi, lacrime inizano a scendere sulle tue guance, “splat-splat-spalt-spalt” i colpi si susseguono rapidi e veloci, “fa male, ahia-ahia” dici piangendo, la tua faccia è una smorfia di dolore ad ogni colpo che ti assesto. Ti mordi le labbra per non gridare, “splat-slapt-spalt-splat-spalt-spalt” ed ancora “splat-slapt-spalt-splat-spalt-spalt-splat-slapt-spalt-splat-spalt-spalt”, “AHIA-AHIA-AHIA, TI PREGO; BASTA, FACCIO TUTTO QUELLO CHE VUOI MA BASTA” urli a squarciagola. Il sedere è livido per i colpi ricevuti, le mie mani iniziano a sfiorarlo con delicatezza, ma il bruciore è tale che il solo sfiorarti ti fa sussultare. Ti allargo le rosse natiche e inizio a leccare il tuo fiorellino, la barba incolta sulle tue chiappe arrossate rende il bruciore ancora più intenso anche se ora il piacere sta iniziando a prevalere sul dolore. Mi allontano di nuovo da te e armeggio di nuovo sul tavolino, prendo qualche cosa, “cosa vuoi fare adesso” dici guardando la mia ombra riflessa davanti a te, mentre tra le mani ho qualche cosa di grosso, “ti prego, sii buono”, mi porto davanti a te e ti mostro il grosso dildo che ti ho regalato, quello in gel, enorme che hai avuto regalato nella scatola blu. “Cosa vuoi fare con quel coso, sai che non l'ho mai usato per paura di sentire dolore” dici terrorizzata, ritorno dietro di te, ti allargo le chiappe, “nnnoooo, ti prego lì nooo”, in mezzo ad esse senti gocciolare una sostanza fresca, provi a muoverti, ma non puoi, sei legata, senti le mie dita spalmare questa crema intorno al buchetto, un dito entra nel tuo culo, prima solo la punta, poi, di colpo lo senti entrare fino all'attaccatura della mano, “aaaauuuu, ti prego no!”, ora le dita sono due e fanno la stessa cosa, ma stavolta restano dentro di te per più tempo. Ancora, tre dita ndel tuo sfintere che ora ti stanno proprio sodomizzando entrando ed uscendo rapide e veloci, il tuo culo sta iniziando a cedere, a dilatarsi facilitando il compito delle dita. Vedi ancora l'ombra davanti a te, sto spalmando la crema sul grosso cazzo finto poi l'ombra scompare, e senti il grosso membro premere sul tuo culo, “noooo, ti prego, nooo, lo sai che non sono mai stata presa dietro con un coso così grosso, mi farà un male cane”, “guarda troietta che già ti ho inculato perbenino io col mio cazzo e la cosa ti è piaciuta parecchio, almeno credo”, la grossa cappella inizia a scivolare dentro di te, sei molto lubrificata a la punta del grosso oggetto non fa fatica ad entrare, plop, e tutta la grossa cappella si fa largo, “ahiiiia, mi sento aprire tutta”, plop, e la ritolgo, vedo il tuo culo chiudersi lentamente, “ti prego, ti prego, non farmi questo” dici supplicandomi, “gli altri si fermano se dici di no ma io no. Io sono il tuo padrone e dispongo di te come più mi piace” ti grido in un orecchio, stringi gli occhi come per non voler ascoltare quello che ti sto dicendo. Mi riposiziono dietro di te e spingo di nuovo il grosso dildo nel tuo didietro. Di nuovo un plop e la cappella scompare nel tuo culo che ora si dilata più facilmente, ripeto questo gesto per più volte ed ogni volta che lo rifaccio il grosso cazzo di gomma entra dentro di te con più facilità e più a fondo mentre passi da gridolini di dolore a mugolii di piacere e quando lo sfilo, il tuo culo rimane sempre più a lungo rilassato ed aperto mentre tu inarchi la schiena oramai grondante di sudore. Alla fine, dopo alcuni minuti riesco a scoparti il culo infilandolo fino in fondo, i tuoi lamenti, sono di assoluto piacere, la tua figa cola come se fosse stata appena riempita di caldo seme. Hai gli occhi chiusi ed ad ogni colpo che affondo alzi la testa, il padrone di casa si piazza davanti alla tua faccia e ti sbatte sulla bocca il suo cazzo eretto, ti vedo aprire, quasi meccanicamente le labbra, lo inizi a spompinare,mi sposto a guardare la scena, sei tutta nuda ed una donna si avvicina al tuo sesso, ti inizia a leccare la fica mentre il marito se la scopa da dietro. Prendo una cosa da bere, per la prima volta ti sei fatta leccare da una donna.
Vedo uno di loro "forzarti" a bere un superalcolico, poco dopo sei davvero molto allegra e perdi ogni tuo freno inibitorio. Li vedo che ti slegano e ti portano su di un grosso letto rotondo al centro della sala. Viene un bel ragazzo che ti divarica le gambe e ti scopa come una troia, con una foga inaudita, altri uomini salgono sul letto, uno ti prende per la testa e ti mette il cazzo in bocca, laltro ti lecca il seno e ti morde i capezzoli, per loro sei una troia da fottere, arrivano altri uomini, che a turno ti mettono il loro cazzo in bocca, altri ti sborrano sulle sue tette, mentre delle donne leccano avide il seme che ti ricopre. Oramai hai mollato, vedo una fila interminabile di cazzi che ti scopano in tutti i buchi, hai la bocca ed i capelli impiastricciati di sperma, le donne leccano ogni goccia rimanga sul tuo corpo, più di una volta ti hanno presa contemporaneamente, cazzi di ogni misura ti hanno riempita e tu non hai opposto resistenza, quando un po' tutti si sono ritirati, mi sono alzato dalla poltrona in cui sono rimasto a contemplarti e sono tornato da te, quando, finalmente mi hai visto, hai voluto che ti baciassi tirandomi a te, il tuo sapore era misto al sapore dei tanti cazzi che hanno riempito la tua bocca, l'odore penetrante di maschio ricopre tuta la tua pelle, il nostro è un bacio appassionato, appassionato al punto che le poche persone rimaste si allontanano subito capendo la situazione, “ti amo, ma ti prego portami via”. Ti rimetto il guinzaglio al collo e ti porto via, ti copri come a voler nascondere le tue nudità. Ti porto in una camera al piano di sopra e ti porto a fare una doccia ristoratrice. Rimani sotto l'acqua ferma mentre io con delicatezza lavo le tue membra stanche, la padrona di casa ti porta degli aviti e dell'intimo, ti aiuto ad indossarli. Sei rimasta per quasi tutto il tempo con gli occhi chiusi, quasi avessi paura di vedere dove ti trovavi. “Andiamo via, vieni ti riporto a casa” ti sussurro in un orecchio, “si, va bene” mi dici abbracciandomi di nuovo. Riscendiamo giù, la villa adesso è semi deserta, le luci sono spente dappertutto, salutiamo i padroni di casa e di incamminiamo lungo il viale, l'aria e fresca ma tu sei presa da brividi di freddo, ti faccio indossare lo spolverino che avevi quando siamo arrivati e ti stringo a me, ti lasci cullare dalle mie braccia. Il viaggio di ritorno in moto è tranquillo e tu per tutto il tempo rimani con la testa piegata sulla mia spalla senza dire una parola. Passano i minuti e senza rendertene conto siamo arrivati sotto casa tua, sono le 4.30 del mattino, ti bacio ripetutamente, sto per andare via quando tu “aspetta, non andare via, ti prego, stanotte non mi lasciare sola”, ti guardo, stavolta ad essere esterrefatto sono io, “ma... non hai mai voluto, se qualcuno mi vede...”, “no, questa volta no, ho bisogno di stare con qualcuno, non mi lasciare sola stanotte”. “Ok, va bene”, scendi dalla moto e ti avvii verso il portone, mentre io parcheggio , tu prendi le chiavi ed apri, ti vedo entrare e socchiudere il portoncino, ti vedo mentre mi guardi e mantieni la porta. T raggiungo ed entro, prendi le scale e silenziosamente inizi a salire, arrivata al piano infili la chiave di casa nella toppa e silenziosamente giri la chiave, apri e mi fai entrare. La porta si richiude dietro di me, per la prima volta sono con te a casa tua, mi guardo intorno incuriosito da tutto quello che vedo cercando di associare le immagini ai ricordi delle tue descrizioni. Vedo il computer in una stanza, e vedo pure la sedia cl sedile in similpelle di cui mi hai parlato, la famosa sedia che ti feci mettere fuori al balcone in pieno inverno prima di fartici sedere sopra a culo nudo. Butti stancamente la borsa sul divano, “aiutami a spogliarmi, sono distrutta, mi fa male tutto”. Ti spoglio tirando giù la cerniera del vestito che ti hanno fatto indossare, uno splendido vestito rosa corallo, che scivola a terra lasciandoti in slip e reggiseno in pizzo bianco, “sei stupenda sai” ti dico, “hai degli oli profumanti?” continuo, “stenditi sul letto che ti faccio un massaggio rilassante”, “sono in bagno sulla mensola in alto” mi dici e quasi meccanicamente slacci il reggiseno, anch'esso cade a terra e ti avvii verso la tua camera da letto, cerco il bagno e vado a prendere l'olio, ritorno indietro e ti trovo già stesa sul letto, la testa su di un lato, metto alcune gocce di olio sulle amni ed inizio un lento massaggio. Partendo dalle caviglie risalgo verso le cosce, sulle tue natiche ci sono ancora i segni delle frustate, con delicatezza scosto la stoffa dello slip che finisce tra le tue natiche, continuo il massaggio mentre tu pian piano ti rilassi, salgo lungo la schiena e sul collo, stai già dormendo. Mi fermo e rimango per alcuni minuti a guardarti, ti copro con il lenzuolo e mi accomodo alla meno peggio sul divano in salone. Mi addormento pure io, con impressa l'immagine del tuo corpo ed il tuo profumo di donna nella mia mente.